martedì 25 ottobre 2011

Dimentica-tu-io.

"Non devi pensare che io non mi chieda ogni tanto cosa stai facendo o dove sei"
Ecco. Se vi sentiste mai dire queste parole, scappate. Il più lontano possibile.
Perché anche se è lì, tornerà da lei. La controllerà da una finestra mentre vi parla. Poi vi stropiccerà una guancia, pentendosene, mentre esce.

Io per esempio, che di correre proprio non sono capace, ho bevuto. E ho sbattuto contro le sue contraddizioni. Verso i suoi inviti inesistenti. Come quelle promozioni che scadono a una certa ora e tu hai evidentemente l'orologio indietro e arrivi che ti chiudono la cassa in faccia. 
E non puoi che osservare atterrito quelli che se la godono.
Chissà come ha fatto lei ad arrivare prima.

Eppure credevo di aver tenuto sempre gli occhi aperti.


C'è una domanda che mi faccio. Sgrammaticata e sconnessa. Se lei mi pensa come io al suo posto pensavo quelle prima di me. Ossia un po' magica, misteriosa. Portatrice di una verità sconosciuta ai più. Come se lui fosse un talent scout che non si lascia ingannare da stupide luci.


E' un venerdì caldo, dopo due giorni di pioggia, che mi concedo una passeggiata tra le mura trevigiane. E credo di sbagliarmi. Forse era lei, lì alla fermata dell'autobus. Sembra imbarazzata. Ha un brutto naso. Graziosa, ma con un'espressione poco intelligente. Questo riesco a catturare nella frazione di secondo in cui le passo accanto.
Lei ride. Sembra ridere di me. Non so se nervosa o canzonatoria fosse la sua risata. La spalla della sua amica la copre un po'.


Mi guardo intorno, ho cambiato dimora. Il dimenticatoio è più grande di come me lo immaginavo. C'è spazio sufficiente per prendere la rincorsa. Verso dove non si sa, ma è pur sempre un'unità di misura.
Ed è uno di quei posti arredati male, che sanno di stantìo e di acqua torbida. Perché ovviamente non l'ho arredato io, mi ci hanno messo, qui. 

E non c'è neanche un misero angolo bar. Condanna lucida, accidenti.


"Se un giorno io stesso venissi a spiegarti
con massima conoscenza dei fatti
come sono fra noi le cose
e con la freddezza un po' ingenua
che spesso mi contraddistingue
mi perdessi in mille discorsi
per riuscire infine a convincerti
che per noi ci sia un'unica strada
con un bravo pilota automatico
che ci guida senza mai sbagliare
e non c'è proprio niente ma niente di più
da temere
tu diffida, ti prego


Preferisci i discorsi che non tornano mai
(per fortuna i discorsi fra noi non tornano mai)."
Se un giorno - Artemoltobuffa


La finisco così. Che tanto dove sono non c'è nessuno ad ascoltare -non più.
"Allora ci racconteremo il nostro travisare." Come no.