Aspettare una luce e supplicare ogni macchina di rallentare, di fermarti qui.
Die zeit che scorre, in entrambi i sensi.
Slim troppo stretti per queste gambe che vogliono solo correre.
Che è inverno e lo spleen non esce più dalle mie superga.
Lingua che brucia per il troppo fumo. Scintille di parole che mi scottano.
Tiro sempre troppo in fretta.
E scaldo me e il fumo sui Norman [Mx non me ne avere].
Meg sembra prendermi per il culo.
Lascio il thc, o qualsiasi magia quella cosa contenga, a farmi compagnia.
Ad aspettare che le tue ti lascino. Ti bisbiglio parole che non ti dirò mai.
Quando arrivi fermami piano dalla mia ricerca del centro.
Mi guardo nello specchietto come per dimostrarmi che sono ancora qui.
Guardo la matita nera dare un confine ai miei occhi affamati, e ricordo come mi sistemavo con cura prima che arrivassi. Ossessionata da quell'eyeliner instabile.
Quando ancora eri uno qualunque o quasi. Se mai lo sei stato.
Mi appisolo nei miei incubi, mummificata da quello che ho fumato.
Sogno dei nostri pastelli, sogno che te ne disegno mille di cuori di riserva. E anche un bel po' di cuori da festa.
Quelli li disegno un po' meglio, con la lingua in mezzo alle labbra come i bambini. Che qualche mezz'ora dopo tu mi dirai che volevi regalarmeli tutti neri. Mi parli di ricerche e di specialità della casa che non conosci. Ascolto scettica i tuoi discorsi ma sei sempre stato così ossessivo nei confronti di queste cose.
Intanto mi basta accarezzare quello spazio tra la barba e gli occhi.
Sorrido alle tue parole un filo paranoiche sul quanto sei stronzo a baciarmi, ché vuoi aspettare che sia davvero.
Davvero cosa. E' sempre stato davvero. Non sentirti in colpa per tutto il resto.
Che i pastelli sto correndo a comprarli.
Ti saluto sempre per ultimo. Per poterti dedicare qualche secondo in più. Si sa mai.
Avanzo.

osceno e sacro...
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