venerdì 28 gennaio 2011

Di Madonne incomprese

Ti supplico, tienimi la fronte mentre ti vomito.
Ti supplico, amore mio, tienimela.
E invece mi ritrovo nel mio letto freddo a inventarmi la luce.
Ché tu te ne sei andato senza aspettarmi.
Che dici che non è vero che non te ne frega un cazzo ma, oh, giuro che pare così. Giuro.
Ti sclero addosso, ti urlo che sono bellissima.
E lo sono.
Che sembro una Madonna con il mio accappatoio azzurro e i miei occhi neri, e l’occhiaie.
Di quelle belle e parecchio tristi.
Una Madonna di quelle che la gente dipinge.
Di quelle che dici ‘’ImpossibilecheGiuseppenonselasiaunattiminoscopataaquellallà’’.

Mio Giuseppe, non un falegname, ma un vile corsaro.Dici.Che è così.che ti voglio.
Parliamone.
Che tu mi parli d’altri coltelli, di coltelli per minacciare.
Io parlo d’arma che taglia con l’intento d’accarezzare.
Bisogna imparare a usarli ‘sti aggeggi, che a tagliarsi sempre dopo un po’ ti girano le palle.
E’ quello.
E’ una questione di tocco.

La somiglianza che esiste tra due tazze rotte esattamente nello stesso punto.



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