Ore 10. Sveglia. Ti prepari al gran giorno con estrema cura e altrettanta indifferenza.
Ore 10.50. Sei in ritardo perché hai cercato di prelevare ma il bancomat non funzionava, quel maledetto. E’ destino che non li devi avere quei soldi.
Corri, aggrappandoti al volante come se fosse la tua boa nell’Oceano, corri a questo incontro in un centro commerciale di provincia che ti offre uno stage di 6 mesi. Si penserà ‘’dovrà imparare un gran mestiere, forse stavolta ce la farà’’. Ehi, attenzione. Ora devi ‘’imparare’’ a fare la commessa in un negozio di 50 metri quadri, dove un mio solo pensiero starebbe stretto ma di chiacchiere e filosofie sui colori di una tutina piuttosto che un’altra ce ne stanno a montagne.
‘’Vedi, ci sta tutta una psicologia dietro a questo mestiere’’ mi dice la mia inquisitrice.
Annuisco sorridendo, fingendo di acconsentire che la dietrologia di un simile concetto possa essere applicata a una taglia 9 mesi piuttosto che a una 12.
D’altronde ‘’la vendita’’, mi dice questo diavolo in piega, ‘’è un plagio’’ (scorgo anche un sorriso un po’ maligno dietro ai suoi denti scuri di fumatrice). ‘’Ma un plagio soft’’ mi tranquillizza la mia sorridente Belzebù vedendo il mio sorriso confezionato contrarsi un po’.
‘’Ma certo’’ annuisco io mostrandomi convinta e tirando via con un angolo della bocca quel segno di scocciatura. Forse si vedrà nei miei occhi?, mi chiedo. Distolgo lo sguardo verso una vetrina. Mi concentro. La guardo con rinnovato entusiasmo infilandoci qualche frasaccia sulla mia mania per l’ordine e sulla mia particolare attitudine alle relazioni.
Forse nota che fingo perché sorride sotto i baffi.
Ma in fondo si vede che sa che è parte del gioco.
Ci lasciamo stringendoci la mano, contenta di poter tornare alla mia espressione scomoda e indifferente.
Mi piazzo davanti alle porte scorrevoli e mi lascio colpire dal fastidioso grigiore di un futuro temporale pomeridiano.
So già che non mi chiamerà la mia cara Lucifera.
Non spendo neanche un euro per crederci.
Imploro con lo sguardo un conducente di farmi passare. Un po’ scocciato si lascia convincere scrutandomi con sospetto. Chissà cos’ha per la testa quel piccolo borghese in BMW. Proseguo per la mia strada, o meglio, proseguo per la strada. Mi preparo mentalmente le frasette da sciorinare ai miei preoccupati genitori.
Quante altre volte gliele ripeterò, quante altre volte esporrò il mio sorriso da collezione. La collezione di insuccessi e parole a vuoto della primogenita delle agenzie. In uscita ogni giorno col quotidiano che preferite.

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