lunedì 18 aprile 2011

Reflussi gastro-emozionali - bis

24.03.2011
The day after.
Stomaco alla resa incondizionata.
Mi lecco le ferite nell’attesa di presentarmi a due colloqui ai quali non vorrei dover pensare.
Cerco di ricordare ciò che prosecchi, un mezzo litro di jackcola e un white russian hanno risparmiato.
Molto poco. E molto poco piacevole.


Credo di dover(ti) vomitare.
Sarà una grande opera.
Ho bisogno di un whisky. E non è neanche mezzogiorno.
Ma sfido il foglio bianco sperando in qualche effetto migliore.
Ai posteri.
Oggi il mio nome è Capro Espiatorio. Che nella confusione generale è solo a questo che riesco a pensare. Che è solo con me che esce l’infamia.
Che non ti riconosco più. Che ieri mi hai fatto paura.
Avrei preferito che mi picchiassi, avrebbe fatto meno male.
Ma non credo sarà più un mio problema oramai.
Ritorno alla mia veste candida, vergine violata, Violante, pura per lui, per farmi sporcare da lui.
Lui. Che mi viene addosso, che mi soffoca e mi schiaffeggia.
Che gli faccio sordide promesse per accattivarmelo ancora per un po’.
Che il sesso non è mai stato il mio forte, troppa poca testa.
E paradossalmente è la cosa che ci è riuscita meglio in quest’anno di guerra di posizione, di logoramento.

 
Che, mio Dio, profumi di casa.

 
Oggi respiro calma, delicata.
Consapevole e colpevole di tornare alla sterilità.
Lascio te schiavo degli istinti, amore mio, alle tue future scopate propongo un brindisi. Desidera inutilmente, possiedi con vigore, godi. Fumati la tua sigaretta. Accendila anche alle tue amanti senza faccia.
E io sarò lì, sai che sarò lì. A guardarti nel riflesso opaco del pavimento, nella curva delle ombre delle tue notti, infilata tra i tasti del tuo piano, tra le pieghe delle tue dita, tra i tuoi riccioli neri, dietro un pelo di barba.
Ossessiva. Ossessionante. Onnipresente. Latente. Un tumore da cullare. Una nenia sempiterna.
E ti guarderò volermi, in disparte.
Nelle quinte del tuo cuore. Dimenticata e presente tra gli attori falliti del tuo meraviglioso teatro.

Dada, in fondo, vuol dire gingillo. Nulla è stato lasciato al caso.

1 commento:

  1. questo al momento è il post che mi è più piaciuto e più mi ha colpita. molto sentito. ci piacciono le cose logoranti -pluralis maiestatis-.

    La Donatrice di Colbacchi.

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