Vicina.
Così vicina da sentire anche il rumore vuoto di plastica delle corde sotto il plettro.
Così vicina da sentire anche il rumore vuoto di plastica delle corde sotto il plettro.
Vicina.
Non così vicina da far vedere a Mario le mie lacrime a tempo con le sue parole.
Che parlano di lui, ma ancor peggio di me.
Il suo faccione sullo schermo che imparo ad osservare nell'intimità di una sua stanza.
Lacrime che non bagnavano da un po' i deserti delle mie guance bianche.
"Dovresti sorridere di più" mi dice F.
"Sei strana, lo sai? E bevi un po' troppo." mi dice A.
Entrambi affascinati dal mio freddo ma troppo distanti per poterlo anche solo sfiorare.
Ritorno su quella poltrona rossa, a lasciarmi piangere dalla musica e dai film.
E non solo.

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