martedì 19 luglio 2011

Ché il mondo deve sapere. E' Lei che io non posso non amare.

Di seguito riporto alcune quartine di Patrizia Valduga. La storia d'amore più bella mai scritta. Più sporca. Più sofferta. Eterna. Finché morte non li separò.

La sento la mia vita, me la imparo,
fino al fegato adesso, fino al fiele;
oh nera un tempo enorme senza chiaro,
fedele della notte più infedele.

Sta’ zitto, cuore. Taci, anima nera.
Ora so quel che c’era da sapere.
Principio di purpurea primavera?
Quattro colpi di cazzo e ho da godere? 

Superba mendicante dell’amore,
scongiuravo: Fa’ ammenda alla mia fame,
dammelo ogni mio oggi il pane amore,
liberami dai mali, amore. Amen. 

Cosa fai, gli chiedevo, col mio cuore?
Quanto disti da me, in linea retta?
Quanti chilometri di batticuore?
Quando mi dai l’amore che mi spetta?  

Una boccata di buio? No. Meno.
Nemmeno. Abbocca, carne di carnaio!
Lecca le labbra, vieni, vieni almeno…
Io più in alto di te cado, scompaio…

Ma l’estasi, ma l’io senza più io?
Da cinquant’anni ormai io chiedo ai cieli
un cuore perpendicolare al mio
e mi arrivano tutti paralleli.

Oh, l’inutilità di questi affanni
la conosco a memoria, inutilmente;
e nel peso degli utili e dei danni
connetto notte a notte e niente a niente.

E anche con lui era come masturbarmi,
mai matura, scentrata e senza centro.
Di grazia, gli chiedevo, vuoi insegnarmi
a venire assieme a te con te dentro? 

E così, per la vita dei miei versi,
dagli occhi, dalla gola, dalle ascelle
io riverso su te, tu mi riversi
le nostre solitudini gemelle.  

Ci dava la prigione del destino
solo qualche ora d’aria per l’amore
che per destino ha solo il suo declino.
Si aspetta e si riaspetta e poi si muore. 

Se amo, sono grande nel mio amore.
Ma lui lo era? Se amava era grande?
Oh scroscianti radiose e nere ore,
state eludendo tutte le domande! 

E gli dicevo: Sì, sentire è tutto.
E tutto in me che sente sente te.
Ti sento in me, ti sento fin nel flutto
del tempo-sangue freddo in tutta me. 

Guarda guarda, Patrizia la superba
ammette che la mente non è tutto.
Come erba, più umile dell’erba,
mi prema lui, mi falci lui-mio-tutto.

Osceno e sacro l’amore delibera
stessa sede per sé e per gli escrementi.
Se non mi leghi io non sarò mai libera,
né casta mai se tu non mi violenti. 

Vuoi che ti dica, dunque, tutto il vero?
Il nero se ne fotte che non viva,
che sia perimetro del mio pensiero.
Dimmi: sono una bambina cattiva? 

Avrei finto di non avere voglia,
perché a forza mi facesse volere.
Io voglio che tu voglia che io non voglia:
questa è la verità del mio piacere. 

Io mi arrendo, congedo i miei soldati,
la mia legione di sogni e di versi.
Combattete per altri disarmati,
vincete in verità, miei sogni in versi.  

Eccomi, ancora. Prendimi per mano:
occorre che mi fermi e mi conforti
perché non posso andare più lontano
perché dopo ci sono solo i morti.

 E intanto ascolto Morrissey e mi sembra che sia tu. ad avergliele scritte le canzoni.

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