Stanca di un modo di vivere mediocre, che non mi assomiglia, che non assimilo.Stanca di essere “speciale”, ma di venire comunque rifiutata.
Stanca di sentire parole vuote, ricche solo di sintassi articolata, ma vacue di semantica.
Stanca di vedere i miei occhi piangere per la nullità del mio essere.
Stanca di vederli piangere per la crudeltà degli altri.
Stanca di rimanere qui, a fare le solite cose, un’infinita sbornia che procurerà solo un forte mal di testa.
Stanca di sognare altri sfondi per la mia figura, altri luoghi per nutrire i miei occhi.
Stanca di dover respirare a vuoto, solo per dovere e non per piacere di sentire l’aria dentro di me.
Stanca dei limiti umani.
Stanca dei tuoi limiti che mi lasciano qui, ad accartocciarmi su me stessa come carta nel fuoco.
Stanca del nichilismo che mi straripa dal cuore.
Stanca di costruire argini per la mia personalità, per i miei cazzo di sentimenti assurdi che ognuno come in una scadente fiction, melodrammaticamente custodisce per non si sa chi o non si sa che cosa, perdendosi ogni volta un’occasione di felicità.
Stanca di cercare disperatamente questa occasione e trovare solo spaventapasseri al posto di persone.
Stanca degli studi inconcludenti.
Stanca di sognare Parigi e i tuoi occhi stanchi.
Stanca del mio corpo mai adatto ad una conversazione.
Stanca del volgare estetismo dei miei tempi.
Stanca del sistema accentratore che divide le masse e del sistema corrotto che unisce i criminali.
Stanca di una politica federalista che sputa sulla giubba garibaldina.
Stanca dell’indotta cecità popolare.
Stanca di dovermi fare male per sentire qualcosa.
Stanca di dovermi alterare per non sentire niente.
Stanca di dover bere medicine per lo stomaco e birre per la testa.
Stanca di non aspettarmi più niente dalla vita.
Stanca di dovermi spegnere.
Stanca dei bocconi amari che mi hai messo sul piatto.
Stanca di dover guidare nella stessa direzione e non arrivare mai a qualcosa.
Stanca di dover provare qualsiasi cosa per sentirmi minimamente appagata.
Stanca di sentir bruciare le mie braccia, indigesta carcassa delle mie isteriche mani.
Stanca di doverle nascondere.
Stanca di dovermi nascondere. Dietro falsi sorrisi e falsa ilarità. Il mio nome mi condanna.
Stanca di dover giocare ogni volta con i miei sogni e i mie sentimenti del cazzo.
Stanca di doverti rincorrere per queste montagne.
Stanca di cercare una direzione.
Stanca degli attacchi isterici e paranoidi che nessuno cura ma che ognuno fomenta.
Stanca di dovermi imporre normalità dove la normalità non esiste.

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