Come un medievale portone, sento il mio Io frustrato chiudersi con forza, isolarsi nella ricchezza interiore isolando i nemici esterni.
Ma sono esausta di vedere nero, voglio una luce da accendere, voglio qualcuno che la accenda per me, che mi faccia questo favore.
“E cerco solamente cose nuove, che sappiano comprimere il dolore”*.
Non vedo nulla di nuovo, non vedo nulla cambiare, tutto sembra annichilirsi e piegarsi su se stesso nella solita dinamica, nel solito ritrito copione.
Aspettando un lunedì che non arriverà mai, per un incontro bancario a cui non assisterò mai, per un amore che non consumerò mai, mi rigiro tra le lenzuola sporche di sangue e sudore, come a mappare la grande confusione che da troppo mi affligge.
Le parole riaffiorano, cattive, di tutte quelle cose dolci che mi dicevi, e di come tutta la forza che credevo avessimo, sublima per lasciarmi senza ossigeno.
*cit. 'Evito la forma' - Otto Ohm

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