Ho le mani sporche di sangue.
E non è il mio.
È un sangue universale che scorre anche nelle mie vene e che ho cercato di togliere.
E lo spleen assale il mio piede, e anche me.
Cosa me ne faccio di tutto ciò?
Cosa me ne faccio dei miei fili scoperti? Non servono più a nessuno oramai. E in questa giornata che non tace i ricordi sferzano l’aria malsana che respiro, cerco l’apnea ma non ci riesco.
E non sei più le mie dita in gola, non sei più fra le mie dita.
Ma mi aspettavo una parola.
È la mia ora, è il mio momento per farmi da parte, tu hai scelto e non mi resta che accettare. Ero solo un corpo, e non serve più che lo sia.
È la mia ora, il mio momento per seppellirmi, per putrefarmi in qualche angolo dei tuoi ricordi, che non molto spesso riscoprirai.
È scritto dunque, la parola è stata messa, devo solo abituarmi alla fine.

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